Sunfrail Final Conference

A Bologna l’incontro conclusivo del progetto europeo dedicato a fragilità e multimorbidità negli anziani
Sunfrail Final Conference

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A Bologna mercoledì 7 febbraio, di fronte a una platea di circa 150 partecipanti italiani e stranieri, si è svolta la Sunfrail Final Conference. Nel corso della giornata sono stati presentati i risultati del progetto, finanziato dal terzo EU Health Programme 2014-2020 e finalizzato a identificare, prevenire e gestire la fragilità e la multimorbidità nelle persone di età superiore ai 65 anni nel contesto delle cure primarie e della comunità in 6 Paesi membri.

Durante la prima sessione “Politiche e programmi sulla fragilità e multimorbidità”, coordinata da Maria Luisa Moro dell’Agenzia sanitaria e sociale regionale, sono state descritte le politiche e i programmi di Chafea – Consumers, Health, Agriculture and Food Executive Agency della Commissione europea, e del Ministero della salute italiano sulle tematiche oggetto del convegno. Il discorso è proseguito nella seconda sessione “Iniziative per affrontare fragilità e multimorbidità”, moderata da Maddalena Illario dell’Azienda ospedaliero-universitaria Federico II di Napoli, in cui sono stati presentati il network delle Regioni italiane Programma Mattone internazionale Salute - Pro.M.I.S. e la Joint Action AdvantAGE dedicata alla fragilità e promossa dalla Commissione europea con lo scopo di creare una rete tra Stati membri finalizzata all’adozione di politiche condivise su questa tematica.

Le due successive sessioni - moderate rispettivamente da Nick Batey di Euregha la prima, da Robert Gobbens della Inholland University of Applied Sciences di Amsterdam e da Paola Obbia della ASL CN1 del Piemonte - si sono incentrate sui risultati di Sunfrail e sulle opportunità di ulteriori sviluppi emerse dal progetto stesso.

È stato descritto l’algoritmo RiskER, realizzato dall’Agenzia sanitaria e sociale regionale in collaborazione con la Jefferson University di Philadelphia, Usa. RiskER consente di calcolare il rischio di fragilità nella popolazione a partire dai sistemi informativi regionali, che incrociano dati di flussi demografici, sociali e sanitari orientati a raccogliere informazioni in merito a ospedalizzazione, condizioni cliniche, patologie croniche, consumo di farmaci e appropriatezza terapeutica. L’intreccio statistico di queste variabili permette di identificare la popolazione a rischio di fragilità alto e molto alto e di attivare di conseguenza percorsi di presa in carico mirati. La Regione Emilia-Romagna ha avviato tali percorsi in sei Case della salute.

L’attenzione è stata quindi focalizzata sui risultati del progetto e sulle prospettive future; in particolare, è stato presentato lo strumento Sunfrail per l’identificazione precoce, la prevenzione e cura della fragilità e della multimorbidità e di quanto emerso dalla sua applicazione su una popolazione di oltre 650 persone over65. Lo strumento è costituito da nove domande selezionate a partire da strumenti evidence-based utilizzati nei servizi sanitari europei e statunitensi, per identificare la fragilità sulla base di fattori biologici (assunzione di farmaci, perdita di peso, cadute, riduzione dell’attività motoria), neuro-psicologici (perdita di memoria e senso si solitudine) e socio-economici (presenza di rete di supporto, difficoltà economiche nel sostenere le cure mediche e dentarie).

La conferenza si è conclusa con alcune raccomandazioni.

  • La fragilità è una condizione reversibile che può essere affrontata efficacemente attraverso la collaborazione tra diversi paesi europei, focalizzando l’attenzione sulle sue dimensioni principali e sulla identificazione precoce dei fattori di rischio, al fine di orientare le strategie proattive e preventive. È fondamentale lavorare soprattutto nell’ambito delle cure primarie e di comunità, con un’attenzione particolare alle persone che non entrano normalmente in contatto con i servizi.
  • Per affrontare la natura multidimensionale della fragilità e i relativi bisogni di cura è necessario adottare strategie incentrate sulla necessità espressa dalle persone anziane di mantenere il più a lungo possibile la loro indipendenza. Al giorno d'oggi l'attenzione è sempre più focalizzata su interventi multidimensionali, proattivi, inclusivi e interdisciplinari, volti ad affrontare contemporaneamente le problematiche relative a più dimensioni (biologiche, psicologiche, sociali), per ridurre il rischio di esiti avversi della fragilità o per ripristinare gli equilibri. È quindi necessaria una forte collaborazione tra settori e la partecipazione attiva dei beneficiari e dei professionisti. 
  • Lo strumento Sunfrail può essere utilizzato per l’identificazione precoce dei fattori di rischio della fragilità e per orientare la scelta di successive valutazioni specialistiche o di percorsi assistenziali volti alla prevenzione della fragilità e di esiti avversi.
  • La fragilità può anche essere intesa come capacità (resilienza) dell’individuo di adattarsi in modo favorevole al mutare delle proprie condizioni e relativi contesti personali e ambientali. Il futuro mostrerà se l'attuale identificazione della fragilità (per esempio mediante l’utilizzo di dello strumento Sunfrail) può essere integrata con lo screening del potere intrinseco delle persone anziane fragili o se si svilupperà attraverso una valutazione del bilancio di fragilità, che consiste nell'equilibrio tra perdite e deficit da un lato e supporto e autonomia dall'altro.
  • L’ultima raccomandazione riguarda gli interventi mirati alla fragilità. C’è la tendenza ad adottare un approccio centrato sulla persona mediante il quale vengono incentivate l’autonomia e la responsabilizzazione della persona anziana e fragile. Anche quando le persone fragili perdono il controllo o non sono in grado di influenzare l'ambiente circostante, si sforzano comunque di gestire la propria fragilità e rimanere impegnati nella comunità.

Il progetto ha fornito tanti spunti per il proseguo di attività relative al miglioramento dell’identificazione, prevenzione e gestione della fragilità e cura della multimorbidità. Tra questi, migliorare i percorsi esistenti favorendo l’ulteriore collaborazione tra settori coinvolti, l’interdisciplinarietà tra professionisti e la partecipazione attiva dei beneficiari sono elementi essenziali per l’applicazione e replicazione del modello e degli strumenti identificati dal progetto.  

 

 

Per approfondire

 

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Pubblicato il 12/02/2018 — ultima modifica 12/02/2018

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