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Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali

Valutazioni di impatto clinico organizzativo ed economico di specifici PDTA

I percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) sono interventi complessi basati sulle migliori evidenze scientifiche e caratterizzati dall'organizzazione del processo di assistenza per gruppi specifici di pazienti, attraverso il coordinamento e l’attuazione di attività consequenziali standardizzate da parte di un team multidisciplinare. Da diversi anni, i PDTA vengono utilizzati per migliorare la qualità ed efficienza delle cure, ridurre la variabilità nelle cure e garantire cure appropriate al maggior numero di pazienti.

Agire sull'appropriatezza degli interventi terapeutico-assistenziali, riorganizzando e standardizzando i processi di cura e monitorandone l’impatto non solo clinico ma anche organizzativo ed economico, consente non solo di migliorare la qualità delle cure ma anche di affrontare il tema generale della limitatezza delle risorse attraverso una razionalizzazione dell’offerta e non solo una loro riduzione.

Il PDTA, in quanto sistema integrato di servizi e prestazioni erogate da una équipe multidisciplinare in differenti contesti organizzativi (cure primarie, intermedie e ospedaliere), richiede il superamento del modello concettuale di valutazione clinico-assistenziale ed economica per singola unità di offerta, al quale gli attuali modelli di osservazione e controllo sono prevalentemente, se non esclusivamente, orientati. L’integrazione delle procedure e dei piani assistenziali tra diverse modalità di erogazione richiede un monitoraggio e una valutazione critica distinti in relazione alle risorse utilizzate e ai risultati raggiunti nelle diverse fasi e nei differenti contesti.

Nell'anno 2016 è stata avviata una collaborazione con l'Ausl di Parma e la Scuola superiore per le politiche della salute dell'Università di Bologna, con la finalità di mettere a punto un modello di stima dei costi e dell’impatto clinico-organizzativo dei percorsi diagnostico-terapeutici dei pazienti con diabete, frattura di femore e insufficienza renale cronica, basandosi sulla rilevazioni dei consumi di risorse e degli esiti desumibili dalle banche dati amministrative correnti, dai registri di patologia e dalla rilevazione puntuale dei costi per singola prestazione e centro erogatore.

Dall’ultima settimana di febbraio 2020, le strutture ospedaliere della regione Emilia-Romagna, le cure primarie e la sanità pubblica hanno dovuto fronteggiare il forte impatto e le conseguenze dell’epidemia da Sars Cov-2 che ha colpito l’intera regione con variazioni di intensità geografiche e/o temporali.

Nel contesto dell'emergenza, possono essersi generate inevitabili criticità nella gestione dei pazienti affetti da patologie acute e croniche non strettamente correlate all’epidemia: la paura di contrarre l'infezione, l’invito a limitare gli accessi al pronto soccorso, la sospensione/riduzione della maggior parte delle attività programmate ospedaliere e della specialistica ambulatoriale hanno determinato mancati/ritardati accessi ai presidi ospedalieri nelle patologie tempo-dipendenti, mancati/ritardati follow up delle patologie croniche e rinvio/riduzione della chirurgia programmata.

Obiettivi degli anni 2020-2022 sono stati il monitoraggio dell’impatto diretto e indiretto dell’epidemia da Sars Cov-2 sull’assistenza territoriale e ospedaliera.

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pubblicato il 2016/10/13 11:50:00 GMT+1 ultima modifica 2022-07-18T13:53:13+01:00

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