Dossier n. 236/2013 - Valutazione multidimensionale dei percorsi di continuità assistenziale. Gestione sul territorio secondo il chronic care model

Dossier n. 236/2013 - Valutazione multidimensionale dei percorsi di continuità assistenziale. Gestione sul territorio secondo il chronic care model

L’obiettivo primario del progetto “Gestione delle malattie croniche ad alto impatto assistenziale sul territorio secondo il chronic care model al fine di ridurre la disabilità, il ricorso inappropriato all’ospedalizzazione e di migliorare la qualità di vita del paziente e del caregiver” è valutare l’esito dell’implementazione di un modello di intervento assistenziale secondo l’approccio del chronic care model (CCM) per i percorsi relativi alla frattura di femore e allo stroke. Il CCM è un modello di assistenza medica dei pazienti affetti da malattie croniche che propone una serie di cambiamenti dei sistemi sanitari utili a favorire il miglioramento della condizione dei pazienti, introducendo un approccio proattivo tra personale sanitario e pazienti stessi, con questi che diventano parte integrante del processo assistenziale. Il CCM è caratterizzato da sei componenti fondamentali: risorse della comunità, organizzazioni sanitarie, sostegno all’autocura, organizzazione del team, sostegno alle decisioni, uso dei sistemi informativi per valutarne la fattibilità di applicazione allo specifico contesto.

Lo studio predisposto ha valutato l’impatto dell’implementazione di un modello assistenziale di chronic care in termini di esito clinico-funzionale, modificazioni sulla qualità della vita e sulla vulnerabilità psicosociale percepite dagli assistiti. L’impatto è stato monitorato utilizzando uno strumento di valutazione multidimensionale precedentemente sperimentato nel Progetto di modernizzazione 2008/2009 “La valutazione multidimensionale del paziente anziano: Applicazione di strumenti nei percorsi di continuità assistenziale” (Palestini et al., 2012). Il disegno dello studio è di tipo quasi-sperimentale di tipo pre- vs. post-trattamento con gruppo di controllo. In questo caso il “trattamento” è da intendersi come l’introduzione di un modello di chronic care, mentre l’assenza dello stesso coincide con il mantenimento dell’attuale percorso assistenziale.

I partecipanti coinvolti nello studio sono 350, reclutati presso le Aziende USL e ospedaliero-universitarie di Bologna e Ferrara. È stata dapprima effettuata una rilevazione cross sectional ai pazienti in ingresso nei percorsi assistenziali, allo scopo di individuare una baseline dello stato clinico-funzionale e della qualità della vita dei pazienti; a questa è seguita una prima rilevazione di follow up a 1 mese dal reclutamento dei pazienti partecipanti. In seguito all’introduzione del modello di chronic care viene svolta una rilevazione di follow up a 6 mesi dal reclutamento dei gruppi sperimentali e di controllo, per individuare le eventuali modificazioni longitudinali dello stato clinico-funzionale e della qualità della vita dei pazienti all’interno dei singoli gruppi, e peri confrontare tali modificazioni attraverso i due gruppi.

I risultati indicano che lo strumento di valutazione multidimensionale fornisce dati coerenti e informativi sullo stato clinico-funzionale dei pazienti valutati. La funzionalità di base e strumentale peggiorano a 1 mese dall’ingresso nel percorso assistenziale e vengono significativamente recuperate a 6 mesi, senza però tornare al livello precedente all’evento acuto. Il livello di dolore percepito decade già a 1 mese dalla prima rilevazione e non subisce ulteriori modifiche; non ci sono oscillazioni nella percezione di qualità della vita a 1 mese dalla prima rilevazione, mentre aumenta significativamente a 6 mesi. Gli elementi di chronic care, introdotti per promuovere il sostegno all’autocura e intercettare i bisogni dei pazienti nei percorsi assistenziali, non sembrano avere effetto, per cui potrebbero non incidere in modo abbastanza netto da provocare un ulteriore miglioramento dei risultati.

Sono stati invece riscontrati effetti di moderazione in termini di età e patologia dei partecipanti. Gli utenti ultraottantenni presentano andamenti significativamente peggiori degli indici rilevati rispetto agli altri partecipanti, con un’inversione nella percezione della qualità di vita che diminuisce nell’arco dei 6 mesi dal ricovero.

I pazienti con frattura hanno un livello di funzionalità più ridotto all’ingresso nel percorso assistenziale, ma nell’arco dei 6 mesi le differenze con i pazienti colpiti da stroke spariscono. Anche il dolore percepito da parte dei pazienti con frattura è inizialmente molto elevato e si riduce significativamente già dopo un mese.

Inoltre, il miglioramento nella percezione di qualità di vita appare trasversale ai percorsi assistenziali e si presenta sulla lunga distanza, quando i pazienti tendenzialmente hanno già lasciato le strutture sanitarie ospedaliere.

 

Autore/Autori: Palestini L, Anzivino F, Nicoli MA.

Data: 25/9/2013

Tipologia: rapporti, linee guida, documenti tecnici

Lingua: Italiano

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Pubblicato il 25/09/2013 — ultima modifica 27/09/2013
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