Seguici su

Dossier n. 47/2001 - Salute mentale. Rapporto tecnico per la definizione di obiettivi e strategie per la salute

Descrizione/Abstract:

 

STAMPA ESAURITA

 

Le persone interessate da condizioni di sofferenza mentale in Emilia-Romagna sono circa un milione, 1/4 dell’intera popolazione, 800.000 dei quali esprimono una domanda ai servizi di I livello e 270.000 circa ai servizi di II livello. L’accessibilità ai servizi di I e di II livello, l’uso appropriato delle tecniche e il rispetto dell’equità nell’allocazione delle risorse costituiscono i presupposti razionali per una politica dei servizi; tuttavia, l’elevata frequenza e l’origine multifattoriale dei disturbi mentali rendono inefficace qualunque strategia tesa ad affrontare il problema sulla base dei soli interventi di carattere sanitario. Per queste ragioni, una volta fissati gli obiettivi prioritari per la popolazione locale, il Piano per la salute mentale della Regione Emilia-Romagna individua nella società le molteplici risorse chiamate a svolgere le azioni necessarie.

Gli obiettivi generali di salute mentale del PSR sono stati formulati sulla base della rilevazione dei principali bisogni. I gruppi individuati come popolazione target sono:

  • le persone affette da disturbi mentali, per le quali è prioritario evitare la cronicizzazione e le conseguenze invalidanti delle malattie;
  • i familiari degli ammalati, sottoposti a elevati carichi e costi non solo economici;
  • i giovani e le persone adulte con disturbi emotivi;
  • le fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale.

 

Obiettivo generale 1
Tutelare la salute mentale dei cittadini con disturbi psichiatrici primari

Obiettivi specifici

1. Prevenire e ridurre la prevalenza della disabilità nelle persone affette da disturbi psichiatrici maggiori

Il quadro epidemiologico dei disturbi psicotici è contrassegnato da due opposte tendenze demografiche:

  • l’invecchiamento della popolazione,
  • l’immigrazione.

Le disabilità dovute a malattia psichiatrica e quelle dovute all’invecchiamento determinano l’incremento della prevalenza di condizioni croniche stabilizzate che esprimono bisogni assistenziali, riabilitativi e residenziali. L’immigrazione di popolazioni culturalmente eterogenee riguarda prevalentemente soggetti giovani, che esprimono una ridotta domanda di assistenza per le patologie psichiatriche maggiori, ma presentano difficoltà di adattamento, con disturbi ansioso-depressivi e condotte tossicofiliche. Le azioni previste per la riduzione delle disabilità psichiatrica prevedono il miglioramento dei trattamenti intensivi prolungati sui pazienti con disturbi psichiatrici maggiori, attraverso l’adozione di modelli organizzativi di gestione dei casi.

Il progetto terapeutico dei trattamenti intensivi terapeutici (TIP) si basa sulla valutazione multidimensionale dei bisogni e sulla sistematica verifica degli esiti. Nei progetti terapeutici di lunga durata devono essere individuati il responsabile medico del caso e gli operatori di riferimento che assicurano la continuità, la personalizzazione, l’integrazione degli interventi e l’utilizzo delle opportunità sociali del territorio.

Per ridurre le soluzioni di continuità nell’attività dei servizi durante i fine-settimana e le festività, è particolarmente importante che siano adottate forme di estensione delle attività riabilitative e di reinserimento sociale.

La riduzione del fenomeno del drop out dei ricoverati in SPDC e la modifica degli spazi di accoglienza delle popolazioni immigrate sono volte al miglioramento dell’assistenza agli extracomunitari.

Occorrono inoltre maggiori collegamenti fra i centri di prima accoglienza, le associazioni di rappresentanza degli immigrati, gli operatori sociali che interagiscono con le persone immigrate e i Centri di salute mentale, per attivare azioni di prevenzione.

La riduzione del carico familiare dei soggetti affetti da disturbi psicotici va perseguita attraverso l’implementazione dei trattamenti psicoeducazionali diretti alle famiglie e basati su modelli di comprovata efficacia.

Nel campo dell’inserimento lavorativo e sociale, è prioritario stabilire maggiori collegamenti tra i DSM, gli Enti locali e le agenzie del terzo settore, al fine di promuovere accordi locali in favore delle persone affette da psicosi.

La prevenzione del suicidio, infine, va attuata sia nei confronti delle persone per le quali esista un rischio specifico (disturbi mentali attivi, precedenti anamnestici), sia nei confronti delle più ampie fasce di popolazione giovanile. Tali interventi devono essere mirati al riconoscimento precoce.

 

2. Ridurre la prevalenza dei disturbi emotivi (disturbi d’ansia e disturbi depressivi)

Le azioni previste per ridurre la prevalenza dei disturbi emotivi vertono sul rafforzamento dei collegamenti funzionali e istituzionali tra i Dipartimenti di salute mentale e i medici di medicina generale (MMG).

Al fine di elevare il riconoscimento dei disturbi psichiatrici nel primo livello di accesso ai servizi, la capacità di diagnosi dei MMG deve essere sostenuta da modelli semplici, direttamente connessi con le scelte operative, in un’ottica di individuazione delle soluzioni opportune e appropriate per il problema diagnosticato.

Va sostenuto il rafforzamento dei meccanismi operativi della consulenza dei DSM ai MMG in favore della prevenzione, della gestione e del trattamento degli assistiti affetti da disturbi psichiatrici. In questo modo potranno essere conseguiti risultati in termini di appropriatezza delle prese in carico e di riduzione del ricorso ai servizi specialistici.

Programmi di educazione sanitaria e di riduzione del rischio, nella forma di progetti collaborativi dei DSM con i MMG, basati sull’individuazione dei fattori comportamentali, familiari e ambientali, possono attivare soluzioni tempestive e appropriate, in anticipo sulle manifestazioni psichiatriche.

 

3. Ridurre l’incidenza dei comportamenti antisociali nelle persone affette da disturbi psichiatrici

I comportamenti antisociali rappresentano una preoccupante realtà nei disturbi psichiatrici maggiori, ma sono significativi soprattutto tra le persone affette da disturbi di personalità. Le aggressioni nei confronti di familiari e operatori possono comportare serie conseguenze per la vittima e per la stabilità del nucleo familiare, effetti negativi per il paziente (aumento della distanza sociale e progressiva riduzione del margine di trattabilità) e per la stabilità delle équipe sanitarie (aumento del turnover). Mentre le proiezioni sul futuro indicano un progressivo aumento dei disturbi di personalità e dei casi di comorbilità psichiatrica e abuso di sostanze, i servizi sono relativamente impreparati ad affrontare i comportamenti antisociali dei pazienti in carico. La debolezza delle strategie attive nei servizi per quanto riguarda i comportamenti aggressivi violenti costituisce una deroga al principio della cura e una mancanza rispetto alla missione terapeutica nei confronti di alcuni tra i più difficili pazienti psichiatrici.

Le azioni previste per la riduzione dell’incidenza dei comportamenti antisociali nelle persone affette da disturbi psichiatrici sono:

  • superamento delle resistenze culturali dei servizi nel riconoscimento del problema,
  • introduzione di programmi di trattamento orientati a ridurre i comportamenti antisociali.

Inoltre devono essere sviluppati programmi di formazione per gli operatori volti a migliorare le condizioni di sicurezza nella gestione delle crisi e nei programmi di trattamento a lungo termine.

Devono essere individuati criteri di sicurezza nella gestione degli spazi destinati all’accoglimento e alla cura dei pazienti psichiatrici, e devono essere portati avanti programmi di monitoraggio attivo degli episodi critici. Specifiche procedure di interazione con gli Enti locali e le forze dell’ordine devono rendere sinergici gli interventi per la residenzialità, l’assistenza sociale e la prevenzione delle condotte criminose.

 

Obiettivo generale 2
Prevenire i disturbi psichici del caregiver nelle famiglie di anziani affetti da demenza

Il numero delle persone dementi è direttamente proporzionato all’incremento demografico della popolazione anziana, in costante aumento. Per questo motivo il problema assistenziale ha assunto una grande rilevanza. La demenza comporta un drammatico fenomeno di gestione quotidiana di una condizione di invalidità cronica e incrementale. Nonostante le trasformazioni demografiche e le modificazioni della sua struttura, la famiglia continua a essere il principale supporto assistenziale per il paziente demente.

La prolungata assistenza al congiunto affetto da demenza instaura un processo familiare al cui centro si pone la figura del caregiver. La valorizzazione del caregiver, quale risorsa specifica e attiva nel processo assistenziale delle persone affette da demenza, è un obiettivo prioritario per i servizi. In Emilia-Romagna la rete dei Servizi per la cura e l’assistenza alle persone affette da demenza è sovrapponibile a quella prevista dalla Legge 5 del 1994 per la tutela della salute delle persone anziane. Il principale punto critico della rete regionale dei servizi &eg rav e; costituito dalla debolezza del coordinamento tra le strutture che compongono la rete assistenziale istituzionale (SAA, UVG, ADI, MMG, geriatria, neurologia, psichiatria, Casa protetta, RSA, Centro diurno). In particolare, occorre migliorare l’integrazione tra MMG e specialisti.

 

Obiettivo generale 3
Ridurre i disturbi della condotta e i comportamenti antisociali nell’età evolutiva e nei giovani adulti

La prevalenza del deficit dell’attenzione e del disturbo ipercinetico (ADHD)in età scolare è del 4%. La maggioranza di questi bambini evolve verso la normalità, ma fattori di rischio o di comorbilità possono deviare l’evoluzione verso disturbi delle condotta.

Le azioni previste per la riduzione dei disturbi del comportamento in età adolescenziale e giovane adulta sono:

  • elaborazione di linee guida per la gestione clinica e sociale dei casi individuati;
  • elaborazione e attivazione di progetti intersettoriali di identificazione della popolazione a rischio che siano di supporto allo sviluppo normale e di controllo di ulteriori fattori di rischio e di comorbilità;
  • elaborazione e attuazione di strategie di potenziamento dei fattori protettivi;
  • promozione di programmi di formazione per operatori con target diversi (educatori, insegnanti, sanitari) negli specifici contesti, rispettandone l’autonomia culturale.

Queste azioni possono essere meglio elaborate da un gruppo di lavoro interistituzionale, se necessario in forma convenzionale, che comprenda le agenzie educative e scolastiche pubbliche (statali e degli Enti locali) e autonome, di base e di comunità, i Servizi di NPEE e di psicologia clinica, i Servizi sociali per l’età evolutiva, eventuali associazioni del privato sociale (in particolare associazioni di genitori).

 

Obiettivo generale 4
Promuovere il benessere e la salute emozionale degli adolescenti

Il disagio adolescenziale è molto difficile da quantificare in generale e nella nostra regione; esso è comunque riconducibile a fenomeni ben noti a genitori, insegnanti ed educatori, quali:

  • aggressività,
  • trasgressione e devianza sociale,
  • depressione e condotte parasuicidarie,
  • indecisione e procrastinazione delle scelte (scolastiche e professionali),
  • consumo di sostanze illecite e dipendenze multiple,
  • carriere scolastiche accidentate, con dispersione e vero e proprio abbandono scolastico.

Gli obiettivi specifici individuati riguardano:

  • la definizione dei gruppi di popolazione adolescenziale a rischio,
  • l’individuazione dei fattori di rischio,
  • la progettazione delle reti locali e dei servizi integrati orientati ai bisogni del percorso esistenziale e di sviluppo degli adolescenti.

Le azioni previste riguardano:

  • gli Enti locali, la scuola, le Aziende sanitarie, i servizi sociali, per l’attivazione di un sistema di coordinamento interistituzionale volto a promuovere un “Progetto adolescenza”;
  • la scuola, per la definizione di un servizio di consulenza psicologica rivolto agli adolescenti, agli insegnanti e come sostegno alle famiglie;
  • il volontariato, le OOSS, il settore produttivo non profit, per il coinvolgimento degli attori sociali e il potenziamento della rete di interazioni sociali;
  • le Aziende sanitarie, i servizi sociali, la scuola, per la definizione di modelli di intervento e di formazione comuni, finalizzati al potenziamento e al coordinamento dei progetti di prevenzione e di quelli con valenza terapeutica/riabilitativa specialistica.

 

Data di pubblicazione:
02/01/2001
Tipo di pubblicazione:
rapporti, linee guida, documenti tecnici
Scarica la pubblicazione:
download (PDF, 0.52 MB)

Azioni sul documento

pubblicato il 2001/01/02 01:00:00 GMT+2 ultima modifica 2013-02-15T17:39:00+02:00

Valuta il sito

Non hai trovato quello che cerchi ?

Piè di pagina