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Dossier n. 78/2003 - Fattibilità di un sistema di sorveglianza dell'antibioticoresistenza basato sui laboratori. Indagine conoscitiva in Emilia-Romagna

Descrizione/Abstract:

Vengono presentati i risultati di un’indagine conoscitiva svolta in Emilia-Romagna, che aveva l’obiettivo di descrivere le caratteristiche strutturali e le attività dei laboratori della regione che eseguono indagini microbiologiche, relativamente alla diagnosi e sorveglianza dell’antibioticoresistenza. Tale descrizione è funzionale a valutare la fattibilità di un sistema regionale di sorveglianza delle resistenze agli antibiotici.

L’indagine ha interessato i laboratori di strutture sia pubbliche sia private che eseguono indagini microbiologiche.

La rispondenza è stata superiore al 90% nei laboratori di presidi ospedalieri pubblici; è stata invece inferiore tra le case di cura accreditate (60%) e i laboratori privati (meno del 50%). In totale hanno risposto all’indagine 32 laboratori di ospedali pubblici sui 35 esistenti, 6 case di cura accreditate delle 10 che eseguono più di 2.000 indagini microbiologiche l’anno, 7 laboratori privati sui 13 che hanno dichiarato di eseguire più di 2.000 esami l’anno (8 laboratori, però, non avevano risposto all’indagine preliminare che indagava se eseguissero o meno diagnostica microbiologica).

Molti tra i sistemi di sorveglianza delle resistenze esistenti a livello nazionale e internazionale si basano sui soli microrganismi isolati da infezioni invasive (ove l’antibiogramma viene eseguito di routine): 16 laboratori di presidi ospedalieri pubblici hanno dichiarato di analizzare più di 500 emocolture l’anno; 7 fra questi eseguono anche più di 50 liquorcolture l’anno. Quattro case di cura e un laboratorio privato hanno dichiarato di eseguire emocolture, con un volume di attività che è sempre inferiore a 200 campioni per anno.

I laboratori che eseguono più di 500 emocolture l’anno presentano più frequentemente - rispetto a quelli con un volume di attività inferiore - caratteristiche che rendono possibile l’attivazione da subito di una rete di sorveglianza:

  • partecipano più spesso a programmi di controllo di qualità esterni;
  • hanno più frequentemente un collegamento fra sistema di gestione del laboratorio mirato alla refertazione e sistema automatizzato (per l’esecuzione dei saggi di sensibilità agli antibiotici), e la possibilità di esportare i dati;
  • il 100% dei 16 laboratori con elevato volume di attività ha dichiarato di fare riferimento a linee guida per l’esecuzione e l’interpretazione dei saggi di antibioticoresistenza;
  • l’88% utilizza ceppi di riferimento per il controllo di qualità;
  • il 56% già partecipa a programmi nazionali o internazionali di sorveglianza;
  • nell’81% dei casi la farmacia dell’ospedale è già in grado di fornire i dati di consumo degli antibiotici in defined daily doses (DDD).

Il numero globale di isolamenti da sangue o liquor nei laboratori che sono stati in grado di fornire tali dati è stato nel 2000 pari a:

  • 904 per Staphylococcus aureus,
  • 380 per Enterococcus spp.,
  • 188 per Klebsiella spp.,
  • 117 per Streptococcus pneumoniae.

I laboratori con elevato volume di attività isolano, da emocoltura o liquor, dal 93 al 98% dei quattro microrganismi di interesse isolati a livello regionale. L’adesione agli standard NCCLS (National Committee for Clinical Laboratory Standards), per quanto concerne i quattro patogeni scelti come traccianti (S. pneumoniae, S. aureus, Enterococcus spp. e Klebsiella spp.), non appare ottimale neanche nei 16 laboratori con un elevato volume di attività.

 

Data di pubblicazione:
28/02/2003
Tipo di pubblicazione:
rapporti, linee guida, documenti tecnici
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