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Sorveglianza della mortalità durante il primo semestre 2020 in Emilia-Romagna

Pubblicato il nuovo report . Andamento della mortalità generale e cause durante il picco endemico nelle Aziende Usl più colpite

La pandemia da COVID-19 ha un impatto sulla salute della popolazione, che è possibile stimare in modo puntuale per alcune dimensioni: nei primi sei mesi del 2020 si è registrato un aumento della mortalità generale pari a quasi un quinto rispetto alla media del quinquennio precedente. Tale dato deriva dal monitoraggio attivato in regione, sulla base del quale si sono ricavati alcuni elementi di valutazione, racchiusi nel presente report composto da due sezioni: la prima sull’andamento della mortalità generale nel primo semestre del 2020, tramite dati disponibili a livello regionale, per descrivere le differenze per sesso, età, cittadinanza e nel tempo. La seconda parte si concentra sulle cause di mortalità durante il picco epidemico (marzo e aprile) nelle Aziende USL più colpite (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Romagna – ambito Rimini), tramite le registrazioni effettuate dalle stesse AUSL.

Tra gennaio e la prima metà di febbraio si stima un numero di decessi più basso rispetto quanto rilevato in media negli analoghi mesi del 2015 e il 2019. A partire da fine febbraio fino alla fine di giugno, 14 su 100 decessi riguardano i casi di COVID-19 notificati, che portano il numero di decessi oltre l’atteso, vale a dire ad un eccesso che aumenta fino a raggiungere il suo massimo tra marzo e inizio aprile, con picchi settimanali che sfiorano il doppio dell’atteso negli uomini e una dinamica temporale variabile con il genere e l’età. Ad aprile l’eccesso tende a diminuire gradualmente, fino a scomparire quasi totalmente nella seconda metà di maggio. A giugno si nota una divergenza tra i generi: tra gli uomini l’eccesso tende ad annullarsi, tra le donne si registra ancora un lieve eccesso. Durante tutto il periodo di studio gli stranieri confermano di avere anche durante i mesi epidemici un rischio di morte inferiore rispetto agli italiani. Emerge inoltre un divario tra l’Emilia e la Romagna, la prima interessata precocemente e cospicuamente dall’eccesso di mortalità – soprattutto a Piacenza e Parma - e la seconda interessata in maniera piuttosto lieve - ad eccezione delle province di Rimini e Forlì-Cesena.

L’analisi della mortalità per cause consente di valutare il contributo all’eccesso delle principali cause di morte. Durante i mesi di marzo e aprile 2020, nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Rimini l’eccesso rispetto agli stessi mesi del 2015-2019 risulta superiore al 60%. Tale eccesso è attribuibile in misura più importante alle seguenti cause: COVID-19, altre malattie respiratorie e in misura minore a quella per cause cardiocircolatorie. La mortalità dovuta al COVID-19 è apparsa massima in marzo e inferiore in aprile; ha colpito principalmente gli uomini, con tassi doppi rispetto alle donne; queste ultime sono colpite in età più avanzata e più tardivamente rispetto agli uomini: in aprile piuttosto che in marzo. Coerentemente con quanto osservato per la mortalità generale, quella per COVID-19 è stata più importante ed è avvenuta più precocemente nei territori di Piacenza e Parma. Infine, considerando la presenza di altre malattie, nel 65% di morti per COVID-19 sono state segnalate patologie preesistenti.

Il presente rapporto offre elementi per quantificare l’impatto, sia diretto che indiretto, dell’ondata iniziale dell’epidemia da COVID-19 sulla mortalità. Il monitoraggio dell’evoluzione nei prossimi mesi sarà utile anche per raggiungere una stima più complessiva della suddetta ondata epidemica, da cui si potrà desumere se, in che misura e per quali cause di morte gli eccessi di marzo-aprile sono stati un’anticipazione di decessi che si sarebbero comunque verificati a distanza di pochi mesi.

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pubblicato il 2020/09/07 23:04:00 GMT+2 ultima modifica 2020-09-07T23:04:28+02:00

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