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Dossier n. 49/2000 - Salute Donna. Rapporto tecnico per la definizione di obiettivi e strategie per la salute

Descrizione/Abstract:

 

STAMPA ESAURITA

 

Obiettivi generali

La salute femminile presenta specificità di genere, indipendenti dalla sfera riproduttiva, che riguardano:

  • le diffusioni di fattori di rischio,
  • l’incidenza di malattie e disabilità,
  • la frequenza nella utilizzazione dei servizi sanitari.

Favorire un’attenzione alla salute femminile individuando il genere quale determinante significativo diventa necessario al fine di tutelarne la specificità e al fine di costruire una parità di opportunità, sapendo che la reale condizione di vita delle donne e degli uomini è diseguale e diversa.

Una strategia per la salute della donna richiede di:

  • costruire un sistema epidemiologico e statistico che ricerchi dati disgregati per genere,
  • promuovere la valenza di genere nella ricerca,
  • diffondere le informazioni sulla salute della donna.

Nella costruzione degli obiettivi di salute della donna il documento delinea innanzitutto le caratteristiche generali del contesto regione per capire chi sono e come vivono le donne in Emilia-Romagna. La lettura dei dati quantitativi privilegia tre dimensioni.

  • La dimensione del genere, una chiave di lettura che permette di focalizzare gli obiettivi del Piano con attenzione alla specificità della vita delle donne.
  • La dimensione del ciclo di vita. Questa considera la vita degli individui in senso diacronico, segnata nel tempo da passaggi, eventi, fasi in parte prevedibili che comportano impegni, responsabilità e priorità diverse e punteggiate da eventi critici (legate all’età – diventare adulti; alla vita familiare – dalla scelta di sposarsi a quella di avere figli, a quella di separarsi o di risposarsi; alla vita lavorativa – dall’ingresso nel mondo del lavoro al miglioramento della collocazione lavorativa).
  • La terza dimensione rilevante, strettamente connessa a quella del ciclo di vita, è quella sistemico-relazionale, secondo la quale qualsiasi considerazione sulla salute della donna andrebbe letta nelle connessioni e negli intrecci tra gli ambiti di vita, e particolarmente tra quello familiare, quello lavorativo e quello di utente/cliente dei servizi, per sé o per altri membri della famiglia.

Il documento sviluppa i bisogni di salute del target donna proponendo un approccio in cui l’offerta di interventi faccia parte di una strategia di prevenzione orientata da precisi obiettivi specifici e da un processo di promozione della salute che aiuti la persona ad arricchire le proprie competenze per effettuare scelte più consapevoli.

Le priorità in termini di bisogno di assistenza sanitaria e sociale e le relative risposte in termini di offerta di servizio vengono sviluppate sui seguenti temi.

 

Il lavoro

La presenza della donna nella realtà produttiva (la RER ha il tasso di occupazione femminile più alto d’Italia pari al 60% per le donne tra i 25 e i 55 anni) comporta, nei confronti della sua salute, una maggiore esposizione per eventuali fattori di rischio derivanti dall’ambiente di lavoro. Nell’ambito della promozione della salute della donna in ambiente lavorativo viene individuata la necessità di realizzare programmi specifici, in particolare per ciò che riguarda la salute riproduttiva.

Un ambito tuttora poco esplorato riguarda l’area dei rischi connessi all’attività lavorativa domestica; vengono proposte alcune linee di ricerca, poiché questo ambito deve essere tenuto costantemente presente nella costruzione di obiettivi di salute che riguardano la donna.

 

Area del disagio

  • Abuso e maltrattamento
    L’ampia tematica correlata alla violenza, agli abusi e ai maltrattamenti sulle donne deve trovare risposta attraverso un percorso che coinvolge tutte le risorse presenti sul territorio.
    Considerare la violenza contro le donne come un problema di salute pubblica trova la sua giustificazione nelle caratteristiche peculiari del fenomeno spesso in ragione sia della alta incidenza e prevalenza in tutto il ciclo vitale della donna, in tutti gli strati socio-economici e in tutte le culture, sia della gravità delle conseguenze psicologiche a breve e a lungo termine.
    Il documento propone alcune tracce di ricerca nonché alcuni obiettivi per iniziare ad affrontare il problema.
  • Disturbi alimentari
    I dati epidemiologici (Ministero della sanità) indicano che nei paesi occidentali industrializzati ogni 100 ragazze in età di rischio (fra i 12 e i 25 anni), 8-10 soffrono di qualche disturbo del comportamento alimentare. Questo, unito alla consapevolezza del progressivo aumento del fenomeno, porta a considerare il disturbo alimentare come una malattia sociale o perlomeno condizionata da un certo stile di vita.
    La dimensione quali/quantitativa del problema impone un percorso articolato ed integrato di interventi preventivi, di presa in cura, riabilitazione e socializzazione che il documento analizza.

 

Donne anziane

L’aumento di speranza di vita della popolazione ha fatto sì che il periodo post-fertile della vita femminile si sia allungato, dall’età media della menopausa all’aspettativa media di vita (82-85 anni) di circa 30 anni. In questa età, per la chiara evidenza epidemiologica, particolare interesse deve essere rivolto ad alcune patologie quali l’osteoporosi, l’incontinenza urinaria, le problematiche relazionali e quelle legate alla sessualità.

La promozione della salute, la prevenzione e il trattamento delle principali patologie ginecologiche in tutte le fasi della vita è un ulteriore obiettivo che il documento propone individuando alcune priorità.

 

Salute riproduttiva

Negli ultimi quarant’anni (dal censimento del 1951 a quello del 1991) sono raddoppiate in Emilia-Romagna le coppie senza figli; è crollata la fecondità che si attesta intorno all’1% (1,01), inferiore alla media nazionale che è di 1,2 figli per donna; si è spostata in avanti, intorno ai 30 anni, la scelta di fare figli, sia per le prime nascite che per quelle successive. Il tasso di occupazione femminile è cresciuto fino al 60% della popolazione compresa fra i 35 e 55 anni. In base ad alcune ricerche effettuate in tempi recenti nella nostra regione su gruppi di donne organizzate, risulta che esiste un desiderio di maternità che rimane inespresso. Dalla lettura di questi dati emergono alcune riflessioni.

  • Ad un incremento della presenza delle donne nel mondo del lavoro sembra corrispondere una sostanziale fatica riproduttiva che si manifesta nel fare meno figli e più tardi.
  • In Emilia-Romagna vi è contemporaneamente un alto tasso di occupazione femminile, un discreto numero di servizi e un dato basso di natalità. Questo suggerisce che la bassa propensione delle donne ad avere figli non può essere letta solo in chiave di compatibilità economiche e di presenza di servizi sul territorio. La presenza o meno di servizi probabilmente influirebbe più sul dato dell’occupazione che su quello della natalità.
  • Esistono dei fattori che si interpongono tra maternità desiderata e maternità realizzata: il figlio unico, oggi prevalente nei modelli familiari della regione, potrebbe essere in molti casi non tanto una libera scelta quanto una scelta obbligata.

L’assumere che esiste un intreccio complesso tra fattori economici, sociali e culturali che insieme contribuiscono a determinare le scelte di procreazione, diventa indispensabile se si vuole promuovere una inversione di tendenza sulla natalità.

L’individuazione di possibili strategie di conciliazione tra lavoro, maternità, salute e servizi è la strada da percorrere.

 

Obiettivi specifici

  • Percorso nascita
  • Tutela della fertilità
  • Contraccezione
  • Legge 22 maggio 1978 n. 194

Il documento prende in esame inoltre alcune tematiche che hanno un’incidenza e prevalenza significative per la costruzione di strategie specifiche per la salute della donna: donne immigrate, pazienti oncologiche, stili di vita (fumo e alcool).

Il documento ne tratta alcune specificità; per gli obiettivi generali si rimanda ai Rapporti tecnici “Esclusione sociale”, “Neoplasie” e “Dipendenze patologiche”.

 

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NB Il documento è costruito per capitoli autonomi che possono essere utilizzati all’occorrenza per ulteriori approfondimenti.

 

Data di pubblicazione:
23/02/2001
Tipo di pubblicazione:
rapporti, linee guida, documenti tecnici
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